|
Sabato 2 settembre 2006 Lisignago, "LisignagoRock", ore 01.45 Eccoci qui a fare il resoconto del concerto di lisignago, partito con la piacevole sorpresa del cartellone e delle effigi preparate alle pietre focaie dal loro fans club, le quali si sono purtroppo deteriorate nel corso della serata. Il bello di questo concerto è che vista la situazione di ricognizione alla quale sembrava di andare incontro sabato, i tifosi si sono dati da fare a incitare gli organizzatori affinché le Pietre suonassero per ultime, come ciliegina sulla torta. Il problema è stato che visto che c’ era scarsità di gruppi, tutti si sono messi a chiamarne, così ci siamo trovati sì ultimi, ma con cinque gruppi davanti. Siamo così stati condannati a diventare la colonna sonora della fine della festa del progressivo calare delle presenze. E che, ragazzi, non è stato facile riuscire a suonare dall’ una di notte, non tanto per le condizioni di menomazione nelle quali stavamo, perché siamo stati fin troppo bravi a tenerci in forma, il problema era tutto interno: il Damigio non voleva suonare, perché era tardi, e perché saremmo stati stanchi, e perché è brutto suonare a quell’ ora, e Simon lo stava fiancheggiando abilmente. Per fortuna l’ amore per i tifosi ci ha ricondotti sul palco, con In programma tutte le venti canzoni delle pietre focaie, “Inno al Giovo” compreso, tuttavia non eravamo preparati per un concerto di carattere così tardivo, la nostra scaletta era ricca anche di momenti particolari, tra cui fasi morbide, che in un ora tarda rischiavano di suonare alla stregua di ninne nanne. L’ inizio tuttavia è stato frizzante, peccato che già dopo pochissime canzoni l’ amplificatore ha cominciato a dare segni preoccupanti, fino a raggiungere la fase di completa avaria, scombussolando i nostri più rosei piani, siamo stati costretti a suonare con la chitarra nell’ amplificatore del basso, costretti a cambiare le canzoni, a variare la scaletta. Poi i tecnici sono stati abili a sistemare il problema, ma se stai correndo per un sentiero e poi cadi grattandoti giù un ginocchio, puoi rialzarti e correre, certo, ma il ginocchio rimane grattato. Dopo una fase di attenzione calante e di sonno crescente c’ è voluta una serie di “classiconi” per risollevare il pubblico guidato dal solito temerario, sempreinpiedi, Strike. Il concerto è così continuato con aggiunte di mandolino, intrattenimenti animati e invasioni, come al solito, con una frequenza direttamente proporzionale al passare del tempo, sempre più numerose. L’ accanimento dei tifosi era fomentato anche dalla preziosa targhetta messa in palio dalle pietre a chi si sarebbe meglio distinto tra i sostenitori. Il concerto intanto è andato avanti con alcuni tagli in favore delle solite canzoni note, troppo celebri per essere messe in pericolo dalle giovani inedite emergenti. E poi l’ ultima canzone: Papà castoro, dopo la quale non c’è stato nemmeno tempo per il gran finale con tanto di assoli di tutti gli strumenti e pianti liberatori, infatti i carabinieri ci stavano braccando. Il concerto è così finito con la discesa dal palco e una leggera, giustificata irritazione degli organizzatori, presi alla sprovvista dalla violenza inaudita del popolo bue sottostante e soprastante il palco.
© 2003-2006 Pietre Focaie Ltd. All Rights reserved. Artwork by "The President" ![]() |